Ogni maledetto 25 novembre un mezzo uomo si giustifica d’anticipo per la violenza che vorrebbe commettere


La violenza contro le donne è qualcosa di sotterraneo. Pochi giorni fa, col 25 novembre che si avvicinava, mi sono trovato a discuterne con un uomo progressista di sinistra, militante in politica attiva, che dopo tante belle parole retoriche concludeva che comunque la colpa era delle donne che non lasciano gli uomini violenti.
A 58 anni, dopo 23 anni di attivismo contro la violenza contro le donne, comincio a essere stanca di spiegare agli uomini sopra i 50 che se una donna non lascia un uomo violento ci sono innumerevoli motivi contro cui LUI, sedicente sensibile al problema, dovrebbe battersi se gliene fregasse davvero. Questi motivi sono:
1) non è indipendente economicamente perché lui l’ha convinta o costretta a smettere di lavorare.
2) ha paura che non riesca a dimostrare gli abusi e le tolgano i figli. Seguo da mesi proprio un caso vergognoso come questo, in cui si sono resi complici tutti i maschi istituzionali coinvolti.
3) è vittima di sudditanza psicologica, il mio ex mi ripeteva continuamente “nessuno ti vorrà più”. Quando ti ripetono 100 volte al giorno una cosa finisci per crederci.
4) sei circondata da gente che ti stigmatizza perché non sei capace di renderlo felice, e sei cresciuta in una società che questo non te lo perdona.
5) sei ancora innamorata, e l’innamoramento non sfuma con i maltrattamenti, conosco uomini che diventano zerbini, perché per le donne questo non viene mai considerato?
6) non hai un posto dove andare, la casa dove vivete è anche tua.
La lista potrebbe andare avanti a lungo. L’ho illustrata al tizio, ma dalle risposte paternaliste che mi ha dato è chiaro che non abbia capito un cazzo.
Posso solo darvi un consiglio: fate gli screenshot di tutti i commenti inquietanti che leggete e metteteli da parte. Presto ci sarà un database che li raccoglierà, e potrete consultarlo prima di accettare di frequentare un uomo.